Sperando di far cosa gradita agli amanti delle bollicine, trascrivo quello che sta avvenendo al nostro prosecco.
Dal 1° aprile in vendita la prima Docg. Da quel giorno infatti saranno ufficialmente immesse sul mercato le prime bottiglie di Prosecco di Conegliano Valdobbiadene e dei Colli Asolani a Denominazione d’origine controllata e garantita, con la “fascetta” che ne certifica anche formalmente la qualità . Un risultato frutto di una rivoluzione. Il prossimo 1° aprile sarà una data storica per il Prosecco di Conegliano Valdobbiadene e dei Colli Asolani. Da quel giorno saranno infatti in vendita le prime bottiglie a Denominazione d’origine controllata e garantita, con la “fascetta” che ne certifica anche formalmente la qualità ai massimi livelli mondiali, dopo che i mercati di tutti i continenti ne avevano già sancito il successo di vendita e di apprezzamento.
Grande rivoluzione ed evoluzione parlando di Prosecco Spumante in senso generale. Perché con la vendemmia 2009, esattamente a 40 anni di età , il Prosecco Doc Conegliano Valdobbiadene, dopo una carriera lunga e piena di successi, cambia. La trasformazione è epocale, raggiunta con un percorso attento e con le scelte che accompagnano sempre un grande cambiamento che tocca interessi privati e collettivi, istituzionali e soggettivi, di territorio e di produzione, di qualità e di controlli.
Il nome Prosecco è oggi diventato denominazione d’origine, come in Spagna Cava, come in Francia Champagne, come in Germania Sekt. Tutto secondo le regole e le norme nazionali e comunitarie, anzi anticipando il regolamento Ocm che è entrato in vigore recentemente. Il nome Prosecco come vitigno non esiste più perché si è recuperato l’antico termine (Glera), sinonimo spesso ancora usato in piccole enclave venete, dove la storia della vite è ancestrale e risale a oltre 300 anni fa.
Nasce la Docg, quel gradino superiore alla Doc, che vuole preservare e garantire il valore diretto e il valore aggiunto dato dalla cultura, dalla storia, dagli uomini e dalla qualità dal territorio “classico” e più legato alla origine della denominazione. Una operazione che consente di proteggere, proprio come Doc-Dop, un termine solo italiano, che è sinonimo, in molte parti del mondo e anche in Italia, addirittura di spumante. Spesso con il limite estremo di identificare tutta la categoria merceologica nelle liste di vini effervescenti, in grandi alberghi del mondo, sulle navi crociera e in diversi ristoranti cult di grandi capitali come Londra, Tokio e New York dove, sotto la voce “Prosecco”, vengono elencati diversi vini con bollicine di diversi paesi al mondo.
Una riserva del nome legato all’Italia, a un territorio delimitato, a una tipologia di prodotto è sicuramente un primo passo per attuare progetti di filiera, di mercato e di consumo. Il rischio era l’assenza di regole chiare, in grado di garantire un livello minimo di qualità e il moltiplicarsi dei fenomeni speculativi».
Molto bene!
Il prosecco è uno dei tanti prodotti italiani che dobbiamo preservare e promuovere nel mondo.
Tra l'altro ho notato che negli ultimi anni il livello qualitativo si è innalzato ulteriormente.
Andiamo? 😉
Speriamo che la "G" non sia un espediente per aumentare generalmente il prezzo e standarizzare la qualità… :(..speriamo bene..amo molto questo vino! 🙂