Beppe Bigazzi: cacciato dalla RAI come un gatto randagio

Ma cosa ha combinato? Con tutto quello che bolle in Rai, da palinsesti cambiati a flop di trasmissioni ecc. il povero Bigazzi è diventato il capro espiatorio.

Beppe Bigazzi che conosco bene, collega eclettico e sornione “editorialista” della “Prova del cuoco”, in onda tutti i giorni su Rai Uno dei dintorni di mezzogiorno, è stato sollevato dalla trasmissione e comunicato in diretta dalla conduttrice Elisa Isoardi che ha brillantemente sostituito la Clerici, oggi reginetta a Sanremo.

Mi sono subito chiesto: ma cosa ha combinato?
Ha assoldato “escort” per gli chef, ha consegnato buste con denaro alla giuria per far vincere cuochi a lui simpatici o ha anche fatto pranzi e cene di favore nel vortice delle innumerevoli manifestazioni per acquisire soldi per i terremotati dell’Aquila?

NULLA DI TUTTO QUESTO: ha dato unicamente dei consigli di come cucinare e frollare la carne di gatto.
Probabilmente con l’incalzare della trasmissione non ha potuto dire che la carne di gatto si mangiava, una volta, eccome, in Italia.
Nessuno vuole ricordare che la carne di gatto era un alimento comune nel Veneto (la carne di gatto si frollava mettendola per qualche giorno sotto la neve), in Piemonte e Toscana (qui era d’uso frollare questa carne lasciandola per qualche giorno a bagno nei ruscelli e fiumi) e senza offesa per nessuno anche in quel di Trento e dell’Alto Adige alcuni anziani si ricordano tutt’oggi che si mangiava carne di gatto.

Adesso con tutto quello che bolle in Rai, da palinsesti cambiati a flop di trasmissioni ecc. il povero Bigazzi è diventato il capro espiatorio tanto da far dire al sottosegretario alla salute Francesca Martini che ricorda in una nota: ” i gatti sono animali di affezione e tutelati dalla legge 281 del 1991″.
Tutto vero onorevole Francesca Martini, ma è anche vero che una volta in Italia si mangiava carne di gatto.
Era l’Italia povera, semplice, stracciona ma serena ed onesta, semplice ed in parte analfabeta, oggi siamo tutti laureati e felici in compagnia del Grande Fratello, delle previsioni del tempo fasulle e dei telefonini.

Attilio Scotti
Enogastronomade

2 risposte

  1. Solo "una volta"? gli ultimi gatti mangiati nei pressi di casa mia, per ammissione stessa dei vili mangiatori, a cavallo di Natale, risalgono e metà degli anni 70 del secolo scorso, cioè l'altroieri. Ricordo che venne chiuso in quegli stessi anni anche un noto ristorante in collina nei cui frigoriferi vennero trovati dei gatti, (e non solo) quando quello stesso ristoratore, che guarda caso comprava dal mio suocero le uova a centinaia la settimana, tutte le volte gli chiedeva se per caso non avesse qualche gatto "perchè il ristorante è infestato dai topi"… il mio suocero rispondeva di non averne e poi, quando il tipo era partito borbottava sornione…"see, pombdèg, ma va là…" comunque non riesco assolutamente a solidarizzare con Bigazzi…… amo i gatti.