Questa nave che gira su stessa,
nel mare dell’universo,
spaesata, confusa, impazzita,
tra palle incadesenti e sfere colorate,
nel buio che ti assale
la sera,
questa nave che si deteriora nel tempo,
pregna della polvere dei nostri fratelli,
questa nave, questa arancia ad orologeria,
che gira e gira e gira,
nel mare dell’universo,
indifferente verso il passeggero disperso,
inghiottito dal nulla,
s’era affacciato per specchiarsi nell’acqua
cupa,
una vertigine, dell’horror vacui la paura,
e la caduta.
Grande Dario, sempre belli i tuoi scritti.
Grazie Roberto!