-“Zitto,non si parla quando si mangia!”-.Così, la madre rimprovera il figlioletto un po’ logorroico mentre si consuma il pasto a tavola.E’ una scena vista in parecchi film;e osservata spesso anche nella realtà.Concordo nel dire,e ci mancherebbe,che non si parla con la bocca piena;è un evidente segno di maleducazione.Ma mandato giù il boccone perchè stare zitti?Mi rendo conto che dopo una massacrante giornata di lavoro è dura a volte “ascoltare”una richiesta,un racconto,un capriccio della propria prole;è meglio,come “forma educativa”, zittire.Io non posso parlare da genitore.Ma posso dire di aver avuto la fortuna di vivere un’infanzia tuttosommato abbastanza loquace a tavola.Chiaramente quando c’era l’inizio del telegiornale,regnava un silenzio “diplomatico”;ma poi,finite le prime notizie del giorno,via!Si apriva bocca!
Io credo fortemente nello strumento della “tavola”;come “palestra” d’incontro d’aggregazione,finalizzato allo scopo di comunicare,discutere,emozionare.E non dico tutto questo perchè sono solo un amante della buona tavola e della sua convivialità;anzi,si può essere dei grandissimi “comunicatori” attorno a un tavolo imbandito senza essere dei buongustai,ci mancherebbe.La “buona tavola” invece, a parer mio;può contribuire a stare bene.E quando si sta bene,si pensa bene,e si offre spesso,in questo contesto,la parte migliore di noi.E tutto questo lo considero l’ultimo baluardo del focolare umano;e un conseguente miglioramento di civiltà(i romani e i greci insegnano). Io non riesco immaginare un’altro luogo dove l’umanità può offrire la parte migliore di se.Al di là di quello che si mangerà in quella determinata cena;l’idea di essere in buona compagnia,compenserà un pessimo “amico cuoco”,o un disastroso ristorante,con relativo conto astronomico.Io ho il massimo rispetto per il cibo;e lo considero,oltre al naturale nutrimento per il sostentamento,un valido “strumento” per conoscere popoli distanti dalla nostra cultura.L’integrazione tra popoli culturalmente molto diversi, può migliorare a tavola.
Io nella TAVOLA colgo ancora una sottile e importante similitudine con L’AGORA'(piazza)dell’antica Grecia;il luogo dove il popolo si riuniva a parlare e a socializzare.Cioè un luogo dove non ti senti “un ostaggio”,un luogo da “vivere” e non da “consumare”,un luogo che ti porta a dire -“Adesso mi prendo il mio tempo!”-.Io ammiro il sud dell’Italia anche per questo;perchè il rito dello stare insieme a tavola è sacro.Io m’inchino davanti a questa grande tradizione;e ammiro,e sostengo, coloro che si battono per non farla “inghiottire” in una “nevrotica” modernità del nostro tempo.
Spero di non avervi annoiato!!

5 risposte

  1. Diobono furzeina, qualche altro tuo post così e pubblico la filosofia della tavola 😉
    Bravo.
    Concordo con il tuo ragionamento.
    E ti dico una cosa: da commerciale i contratti migliori si sono fatti sempre a tavola. Ci sarà un motivo…

  2. Macche' annoiati !
    Sono pienamente daccordo con te .
    Speriamo solo che tanta gente lo capisca e rivaluti il valore del sedersi a tavola in famiglia o con amici.
    Credo che vissuto bene, il momento del pasto possa diventare per tutti un nutrire il corpo e la mente !
    che c'e' di meglio ?

  3. bravo furzeina, hai proprio ragione; purtroppo i tempi e i ritmi (famigliari e lavorativi) non sempre lasciano spazi a questi incontri
    Io, ad esempio, mi trovo spesso -anzi sempre- a cenare quando in casa han gia' cenato, ed e' davvero poco gratificante (ma d'altro canto, rende ancora piu' speciali e gradevoli i pranzi domenicali)

  4. Caro furzeina, il tuo intervento mi rende particolarmente felice. Condivido le tue riflessioni, e mi auguro tanto che nelle mie recensioni sia possibile coglire proprio l'umanità e lo spirito conviviale che con grande efficacia hai descritto. 🙂

  5. Bravo Furzeina condivido in pieno.
    Nella storia dell'uomo la convivialità a tavola è sempre stata il fulcro della vita e ce ne stiamo sempre più dimenticando.
    Basti pensare che i nostri nonni, quando dicevano "lè andè in cà" non si riferivano alla casa ma alla CUCINA!
    La cucina era l'ombelico della dimora di ogniuno, lì si prendevano le decisioni importanti della famiglia, si consumavano i litigi tra fratelli e ci si trovava a chiaccherare facendo i tortellini o sgranando i piselli alla domenica mattina.
    Ora smetto perchè mi viene la malinconia. 😉