Come nascono i cappelli delle vostre recensioni?

Come nascono i cappelli delle vostre recensioni?

Ciao a tutti!
Ci ho pensato e credo che sarebbe carino se, chi come me vuole rendere chiari i motivi dei cappelli di una recensione, scrivesse qui i suoi parametri di voto.
Ecco,io faccio un calcolo del genere: a tutti i parametri sottoelencati attribuisco un numero da 0 a 5,sommo le cifre, poi divido tutto per il numero dei suddetti parametri di voto,cioè 7.
Il numero che risulta, lo applicco in cappelli.

1)Ambiente esterno ed interno

2)Accoglienza e primo impatto che mi dà  il locale

3)Servizio (cortesia,efficienza,presenza

discreta o invadente del personale..)

4)Qualità  del cibo

5)Quantità  del cibo

6)Rapporto qualità /prezzo

7)Tempi di attesa in rapporto al numero di avventori

Avreste qualcosa da aggiungere?
Voi invece che “parametri” usate?

Grazie
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Rainman

18 risposte

  1. In realtà Grog, sono sempre stato all'ombra, in quanto non mi piacerebbe che il sole mi tramutasse in una testa calda (in tutti i sensi).
    La mia domanda era una semplice curiosità, sorta dal confronto che ho avuto con Togo alla Laguna Blu, dove abbiamo discusso dei nostri parametri per assegnare i cappelli ad un locale.
    Credevo, e credo tuttora, che sarebbe un confronto interessante, in quanto ognuno pensa (fortunatamente) in modo diverso.
    Spero che tu risponda.

    ___________
    Rainman

  2. io invece mi avvalgo della spannometria. ho cominciato a “recensire” ristoranti molto prima di aderire a GM. avevo solo tre voti: sì, no, forse. ho un gruppo di ristoranti dove sono stato più di una volta, che costituiscono il punto di riferimento. i nuovi locali li misuro come distanza dal benchmark e dalle rilevazioni precedenti: prima li classifico in base al mio sistema di votazione, poi passo ad un livello più fine (ad esempio, scegliere tra 0, 1 e 2 cappelli oppure tra 4 e 5 cappelli oppure tra 3 e 4) per confronto con le altre esperienze. per me contano solo qualità, quantità e prezzo. certo, un'attesa molto lunga o una particolare scortesia possono peggiorare il voto, ma è difficile che rovinino una prestazione che già di per sè non sia buona

  3. Io non faccio niente di così preciso (anche se in effetti alla tua età tendevo anche io alle medie matematiche…), ma a mia volta tengo presente numerosi fattori. Noto che tra i tuoi parametri ci sono ben tre voci che si possono in qualche misura riferire al servizio e comunque al rapporto umano (2, 3 e 7), una all'ambiente, (anche se il punto 2 potrebbe essere diviso tra servizio e ambiente), due al cibo e una al costo.
    Io do meno importanza al servizio (per misantropia?) per concentrarmi di più sul cibo, e tengo presente parametri che qui non hai elencato, fondamentalmente la cantina, l'offerta di vini o birre; anche la qualità del pane per me conta abbastanza, acquistato o prodotto “maison” che sia.
    Aggiungerei la “coerenza”, cioè se il locale è un buon esempio della sua tipologia: ci sono cose che mi aspetto e vanno bene in una trattoria ma non in un ristorante di tono, e viceversa.
    Poi c'è la mia personale regola di non dare un cinque cappelli a una prima visita, ma solo a un posto di provata e costante qualità.

  4. Semplicemente vado a sensazioni.

    Mi piace, non mi piace.

    In un secondo tempo analizzo un po' la visita secondo quelle che sono le linee guida e la logica.

    Alla fine dei conti i cappelli sono una valutazione puramente soggettiva, dovessi giudicare invece che esprimere un mio parere dovrei rifarmi ad una specie di scaletta e dovrei avere una buona cultura sull argomento trattato… non è il mio caso.

    Personalmente valuto con più entusiasmo una gestione in crescita e che mi mette a mio agio (anche se qualitativamente non soddisfacente) che una affermata e rinomata che vive di rendita e tratta il cliente con sufficienza.

    Forse sbaglio, ma le mie sono testimonianze non vogliono essere recensioni, non ne ho le capacità, cerco solo di fare un resoconto chiaro della visita in modo che possano essere d'aiuto ad altri utenti. Per il voto finale… ad ognuno il suo…

  5. Caro Mizoguccini,in realtà, le parole che leggi tra parentesi, sono solo le spiegazioni delle precedenti.
    Ad esempio giudico un servizio come buono, quando il personale è cortese, efficiente e la sua presenza non è fastidiosa.
    La coerenza è un punto notevolmente interessante, che condivido pienamente…bisogna ricordarsi che ci sono vari tipi di locali e non si deve ragionare sempre allo stesso modo, al loro variare.
    Per Lagra, credo di avere capito che la tua valutazione si basa su più di una visita e questo è indubitabilmente giusto.
    Mi sono anche accorto di avere scritto un altra parola stramba…mi riferisco a applicco…ehm….si vede che oggi ho preso davvero molto sole…

  6. Eh, eh, eh, Rainman…

    Se la tecnologia lo permettesse regalerei una matita bicolore (rossa-blu) a GROG con cui correggere gli scritti. E per i “recidivi” obbligo di scrivere a mezza pagina (una volta era a facciata).

    Naturalmente scherzo, mi piace come vi “bacchettate”.

  7. ottima riflessione rainman, scusami se arrivo lungo ma inspiegabilmente il 10% dei clienti rimasti al lavoro in questi giorni ha il 1000% dei problemi soliti..

    Per conto mio, non riesco ad essere cosi' preciso, e forse do maggior peso alla componente emotiva, alle sensazioni che l'ambiente e il cibo mi fa provare. In questo trovo molto giusta l'osservazione relativa alla coerenza del locale, anche questa determinante sulla componente emozionale della valutazione.

  8. Anche io, come gi, mizo ed altri, non sono cosí preciso nel considerare i vari elementi di giudizio da te elencati.

    Se non c´é nulla che mi ha suggerito un giudizio di sostanziale insoddisfazione tendo a premiare il locale, anche per questo le mie medie sono abbastanza alte.

    Forse non amo essere particolarmente critico, un pó perché non mi considero sufficientemente autorevole, ma anche per concedere sempre una seconda possibilita´ al lavoro altrui, evitando di scrivere ad alzo zero.

    A pensarci bene, credo sia giusto aggiungere che in ogni caso, tra tutti gli elementi citati é per me comunque importante il modo di porsi dei gestori e dei camerieri.

    É un lavoro in cui cortesia, disponibilitá e professionalitá, a mio giudizio, non sono scindibili, ed é un aspetto a cui non sono disposto a rinunciare.

    In un locale io non mi siedo mai solo per mangiare ma, come a me piace, per trascorrere una bella serata.

    La cucina puó anche avere una giornata storta… o semplicemente non incontrare i miei gusti…
    Meno soggettivo trovo invece il giudizio sulla qualitá del servizio… e su questo aspetto di solito faccio meno sconti.

    PS A giudicare, senza comunque generalizzare, come nei ristoranti in Germania e Danimarca si relazionano con i clienti direi cha a Modena ed in Italia siamo proprio fortunati… 😉 🙂

    Spero di cambiare idea prima del mio rientro… 🙂

  9. di solito comanda il cibo a cui segue relativa valutazione data dal prezzo.
    il servizio è subito dopo e mi fa aggiustare la cappellatura se è incerta.
    ma diventa predominante se mi trattano male. se mi trattano Male Male a me scatta quasi automatico l'azzeramento dei cappelli, solo un cibo davvero sublime e da piangere potrebbe farmi tornare un po' di bontà nell'animo, altrimenti sciò.
    l'ambiente tra le variabili è quella per cui sono meno pretenziosa e a cui dò meno peso. a meno che non ci siano problemi di puzze. se un posto puzza,ma pesantemente (ad esempio io sto male quando ci sono i posti completamente in legno vecchio brutto di troppi anni), mi mette a disagio e mi passa l'appetito. ma fortunatamente mi è successo solo un paio di volte. in quei casi non farei nemmeno una recensione perchè sarebbe tutto falsato da questo particolare che magari è solo una fissa mia.

    senza le mezze misure (mezzi cappelli) talvolta mi viene un po' difficile dare il giudizio, soprattutto quando cerco di calibrare il voto anche in relazione ad altri ristoranti (i 4 cappelli dati a uno non sempre corrispondono ai 4 dati ad un altro).
    per il discorso clemenza e del ridare fiducia: io non riesco a dare una seconda possibilità se la prima è stata disastrosa per il cibo o per il servizio.
    mi fà l'effetto Marmite.
    l'ho provata una volta, coi grissini, ma faceva troppo c.gher.
    zero si è presa e ho sbattutto via il barattolo senza nessuna remora.

  10. Indicativamente uso anche io i tuoi parametri caro Rainman, in genere ne aggiungo solo uno che io chiamo parametro a “pelle”, difficile da spiegare scrivendolo, la prossima volta che ci incontreremo te lo spiegherò a voce 😉

  11. Ah…
    il rapporto con il cibo è troppo intimo affinchè lo si possa parametrizzare.
    Intendo dire che 2 cappelli miei possono essere 0 per qualcuno e 4 per altri.

    La ristorazione è un mix di elementi che vede al centro il cibo… anzi noi.

    Voglio dire, che potrei entrare in un ristorante giapponese ove servono serpenti. E potrebbe anche essere il migliore.
    Ma sarei prevenuto e non riuscirei a gustarmi il locale e il cibo.

    Penso quindi che i cappelli siano abbastanza distanti dai singoli punti presi in esame.
    E' un riassumere come ci è sembrato il pranzo.
    Quindi ben vengano i punti indicati da Rainman, per scendere nei particolari.

    Se non sbaglio i latini dicevano “De gustibus”, ma correggetemi, son ingegnere, non linguista.

  12. integro dicendo che:
    – concordo con il concetto di coerenza, o di “a pelle”, nel senso che, sebbene abbia dato loro 4 cappelli ad entrambi, non posso valutare la ca' dal porc con lo stesso metro di giudizio con cui ho valutato arnaldo… forse anche per questo tendo a punire oltremodo i locali che si trovano in una fascia mediana di prezzo che non si distinguono per qualcosa
    – per [Rainman]: forse mi sono espresso male, ho una serie di posti che ho frequentato più di una volta (e non ancora recensito perchè trattasi di visite troppo “datate”) che costituiscono i punti di riferimento, rispetto ai quali faccio la valutazione di altri posti anche dopo la prima visita
    – mentre non mi faccio scrupoli a dare uno zero cappelli senza concedere una seconda possibilità, sono restìo a darne cinque al primo colpo
    – per [Rod]: come molti qui sanno (ed ho visto che usano di frequente), non sbagli. I latini dicevano de gustibus non disputandum est (incerta la posizione nella frase e persino la presenza dell'”est”; si può essere sia ingegneri che conoscitori del latino 🙂 )

    P.S. per [grog]: benchmark = punto di riferimento rispetto al quale rapportare le successive misurazioni

  13. Il mio parametro è al 90% basato sul rapporto qualità/prezzo (tenendo presente anche la quantità)

    ambiente, servizio, accoglienza incidono ESCLUSIVAMENTE SOLO se particolarmente negativi

  14. Secondo me fissare parametri troppo ristretti nel giudizio è errato. I cappelli infine sono un corollario, un “gioco” alla recensione vera e propria, dove invece sono importanti le famose linee guida. Nel mio specifico, penso sia importante la coerenza, molto legata al rapporto qualità prezzo. Esemplifico: se spendo per una pizza come per un buon filetto, pretendo di vivere un'emozionante esperienza sensoriale, se invece la sottopago surgelata in un discount, mi accontento di nutrirmi. E qui sta un altro punto importante: parliamo di ristorazione, e non di nutrizione. Nel mio specifico, do importanza alla carta vini ed al menu in generale, alla qualità degli arredi e dell'apparecchiata e soprattutto del servizio, oltre che come detto del rapporto qualità/prezzo del pasto. Buoni pasti.

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