Ho casualmente trovato questo articolo nel quale mi identifico un pochetto, forse perché a causa della mia malattia non posso più apprezzare certi vini, ma posso invece farlo con altri…. Non saprei, da un po’ di tempo preferisco i vini “fatti in casa” piuttosto che i blasonati…per intenderci “al vèin dal cuntadèin”, pestato con i piedi (Âna volta), senza etichetta, senza fronzoli….. Molto spesso mi ritrovo a berne ed ad accorgermi che il blasonato è buono, buonissimo, ma ha qualche difetto, poi ne bevo poco e ho un po’ di “acidità ”, mentre quello tappato come capita, nessun riferimento, produzione propria, limitata, non mi dà nessun fastidio, nessuna “acidità ”, mal di stomaco, ma soprattutto non mi dà alla testa, posso berne di più….
Forse rispetto ad una volta sono aumentate a dismisura le aziende vinicole a scapito di una certa qualità , troppa domanda e, purtroppo, troppa risposta, non sempre adeguata.
Brutalmente copiato da: http://www.winenews.it/print.php?c=news&id=15449&dc=15
Basta con i ”riti” del vino: lo chiedono i consumatori, che cercano più semplicità e immediatezza per potersi accostare al mondo di Bacco senza troppi cerimoniali.
L’eccessiva attenzione ai particolari, dall’oggettistica ai luoghi del degustare, per arrivare alla stessa gestualità dell’atto del bere, rischia di allontanare dal piacere della degustazione
Troppa ritualità intorno al vino: la pensa così un numero sempre maggiore di appassionati, che negli ultimi anni hanno visto crescere a dismisura il mondo di gesti, oggetti, luoghi e comportamenti legati all’atto del degustare, che, se al loro primo apparire, grazie alla spettacolarizzazione mediatica, potevano suscitare curiosità , adesso rischiano di rappresentare piuttosto una sorta di ostacolo ad un rapporto più semplice ed immediato con il vino. Oggi i momenti rituali legati al vino vedono nel momento dell’apertura della bottiglia e del suo servizio la massima espressione: l’eno-appassionato si è visto nascere intorno una vera e propria jungla di oggettistica, dove si incontrano dalla più semplice candela per controllare il vino che dalla bottiglia lentamente si avvia nel decanter, naturalmente proposto nella più svariate forme per garantire una ideale areazione al prezioso nettare, ai cavatappi progettati con un sistemi degni dell’ingegneristica spaziale, ai bicchieri dal formato più vario adatti ai vini di Borgogna, di Bordeaux, al Barolo, al Brunello, allo Champagne e così via. In realtà basterebbe un ottimo cavatappi dalla solida punta d’acciaio (tutti i maggiori produttori ne hanno uno in catalogo) e un bicchiere universale (anche in questo caso tutti i marchi più importanti ne hanno uno in catalogo), per garantire una degustazione ottimale.
Dall’oggettistica al luogo: sempre più spesso l’eno-appassionato è costretto a fare i conti con il proprio salotto, o meglio con la luce che entra nel proprio salotto, perché secondo gli esperti la stanza in cui si compie il rito della degustazione deve possedere precisi requisiti di luminosità , una temperatura costante e, evidentemente, una assoluta asetticità dell’ambiente. Tutti requisiti naturalmente giusti, ma che sono destinati più a respingere che a invogliare gli eno-appassionati, specialmente se neofiti.
Infine, i comportamenti. Qui è inevitabile ripensare alla celeberrima e trascinante parodia del sommelier del comico Antonio Albanese, che rischia di perdere il suo contenuto satirico per assumerne uno drammaticamente reale, svelando per intero i tic e gli atteggiamenti dei “sacerdoti” del rituale del vino. Oggi capita spesso che si esibiscano in degustazioni-spettacolo trasformandosi in veri e propri istrioni che, invece, di semplificare e rendere più attraente il rito, lo colloca in una dimensione inutilmente iniziatica, a partire dall’uso di un linguaggio pesantemente tecnico e per lo più incomprensibile. Una ulteriore consuetudine destinata ad allontanare molti potenziali appassionati dal mondo del vino.
"ma soprattutto non mi dà alla testa, posso berne di più…" : se ti sentisse [Alighieri] 🙂 🙂 🙂
Concordo, concordo, concordo.
Il vino è un piacere da godere con il giusto momento e con il giusto abbinamento.
Deve dare soddisfazione, deve dare armonia, deve dare allegria.
La troppa ritualità e la spettacolarizzazione che da tempo siamo abituati a vedere, sta togliendo, secondo me, la piacevolezza del degustare un buon bicchiere di vino.
Questi istrioni, come dice giustamente l'articolo, fanno di tutto con il loro accademico linguaggio, per complicare invece di semplificare, il piacere dell'approccio al buon bicchiere.
Ma ci vuole una laurea per bere un bicchiere di vino??
Strano che ancora non si siano visti commenti dei tanti sommelier di GM 😉
Ebbene …
a me non piace il decanter, preferisco una caraffa.
A proposito di bicchieri … perchè bere le bolle in un calice stretto se poi lo devi sgasare con un frullino di legno di frassino?
Vuoi vedere le bollicine che salgono (credo sia il tanto decantato perlage 😉 )? O vuoi bere ? 😉
Certi riti con il vino vanno rispettati, ma non per far del cinema.
Sicuramente sei mi chiedi un decanter per un novello mi vien da darti dell asino 😉
Certa gente non ha nemmeno idea di che temperatura debba avere il vino … (per non parlare di chi mette la grappa in frigo!).
nel vino fatto in casa matura in maniera naturale senza aggiunte eccessive di aditivi se non una normale cura del vino,tuttora che si fa il vino con l'etichetta,cambiano tutti processi. La famigerata autoclave snatura il vino,si utilizzano sostenze in maniera piu' eccessiva e viene il cosi' detto cerchio alla testa anche a berne solo un bicchiere….. i somellier credo che oggi si trovino in difficolta' a dir la loro su questi temi,anzi…
Vino fatto in casa?
Con che certificazioni 😉
fatto in casa quindi senza etichetta non e' possibile avere certificazioni
Beh, barbe, ti dirò, la grappa mi piaceva quando potevo berla, e la mettevo pure in frigo d'estate…… ghiacciata è solo da provare!!!!! Alla faccia dei puristi.
Proverò a mettere in frigo l'aceto balsamico dei padroni di casa quest' estate 😉
approposito di grappa,domenica ne ho imparata una…. mi dicono che aggiungre un po' di acqua frizzante e zucchero in un bicchiere con grappa,e' un ottimo digestivo e controlla l'acidita' di stomaco….
Barbe, fer menga l'esen…..
Dimmi come sciupi il balsamico di solito….
Concordo e rilancio: la stessa mistificazione è in atto anche verso il cibo. Troppi fronzoli e poca sostanza. Come dice Samuele Bersani: "si può star bene anche senza complicare il pane"… o no?
Esattamente….vedi il successo di Ermes e il crollo della Novelle Cusine….
@mongi: come distingui una grappa di vino da una di vinacce?
Certo che aggiungere zucchero ad un distillato …
P.S. sai che il tuo nick mi ricorda molto qualcosa che ha che fare con le mucche 😉 (mi permetto di dirtelo perchè ho letto il post sulla carne bovina)
@ GROG: considerando che la produzione è di circa 1 kg per anno, e che mi omaggiano con una piccola parte 🙂 , per ora imparo da loro 😉
Per quest'estate ti consiglio l'affogato nel balsamico….guarnito con fragoline di bosco.
barbe,e' una cosa che mi hanno detto domenica a pranzo,io non l'ho provata….
ps:di distillati non me ne intendo,io in genere bevo cio' che mi piace senza troppi ghiri gori…..
Ciao Grog!Sempre molto interessanti i tuoi post!
Chi riesce a farsi ancora in casa un bicchiere di vino come Dio comanda è sicuramente un privilegiato è merita il massimo del rispetto.In merito,collezionando svariate esperienze,posso sostenere che il "vino casalingo" non è roba da tutti;purtroppo non sempre si seguono costantemente le più elementari norme igienico-sanitarie e,altro fattore importante,non sempre la chimica è applicata con criterio.Igiene e chimica sono alla base del processo di vinificazione.Forse la parola chimica può spaventare associandolo al vino casalingo;senza solfiti non si riesce a fare il vino.Punto.Il vino necessita di antiossidanti pena,il rischio di ammalarsi e deteriorarsi rapidamente è esponenzialmente elevato.
La maestria di chi si fa il vino in casa è nel saper dosare sapientemente gli antiossidanti calcolando che il vino si consumi in un certo periodo di tempo e non subisca lunghi spostamenti.
Cosa dire dei vini blasonati?Noi italiani siamo fortunati;abbiamo centinaia di buone cantine che offrono prodotti con un rapporto qualità-prezzo eccezionale.L'etichette blasonate lasciamole "bere" agli stranieri;che hanno tanti tanti bei soldini da spendere!
Un salutone a tutti!
Il discorso sul vino e sulle etichette e un pò complicato e richiede tempo per spiegare il tutto.
Secondo me, bisognerebbe partire prima dalle sigle e spiegare a chi non sa cosa vuol dire igt,doc,e docg.
Queste sigle oltre a spiegare la qualità del vino spiegano anche le zone di origine se possono produrre un tot di vino o no .
Le sigle inoltre vengono date a zone di produzione che lo richiedono,e questo la dice lunga sulla qualità del vino.
Ci sono produttori di vino che a loro non interessano le denominazioni per non pagare una tassa e questo non vuol dire che il vino non sia buono.
PER farla breve il gusto del vino e molto soggettivo e la denominazione non è sinonimo di qualità.
Spero che mi sia espresso bene e che abbiate capito.
Il vino è un mondo meraviglioso, come quello del cibo.
E come sempre, c'è chi si avvicina con interesse, chi è aperto a provare nuovi gusti, chi pretende di insegnare anche quando non ha le competenze per farlo.
Senza cadere nel banale, tutti noi sappiamo benissimo cosa ci piace e cosa no (attenzione, non vuol dire cosa è BUONO o cosa è CATTIVO).
Personalmente, ma è una mia opinione, l'articolo riporta affermazioni poco vere.
Il mondo del vino, negli ultimi anni, ha dato alla luce prodotti di eccellente qualità.
Basti pensare al tanto amato Lambrusco. Basta uscire fuori da Modena per trovare pareri del tutto contrastanti. Ma in realtà molte cantine sono riuscite a produrre vini Lambrusco di ottima qualità, che non hanno più nulla da invidiare a bottiglie più conosciute. Basti ricordare che, ad esempio, il Chianti è sempre stato un vino da tavola, che molti si immaginavano nel fiasco impagliato da litro e mezzo. Ora è tutta un'altra cosa.
Poi c'è ancora il fiasco, ma anche bottiglie strepitose, come per il lambrusco c'è il bottiglione da supermercato, ma anche Manzini, Pederzana, Cà Berti solo per citarne alcuni.
Negli ultimi anni il consumo di vini è aumentato, non solo in Italia.
Molta gente ha cominciato ad avvicinarsi con curiosità a questo mondo, e lo testimonia il fatto che in città hanno cominciato a sparire dei pub al posto di enoteche e wine-bar.
Non mi sembra che l'articolo che il buon Grog cita sia obiettivo.
Tutto dipende da come si vuole affrontare il discorso.
Le degustazioni sono sempre state fatte nello stesso modo.
Anzi, l'A.I.S. ha addirittura cambiato alcune cose, adeguandole ai tempi.
Tanto per dirne una, il tastevin non si usa nemmeno più, nonostante sia rimasto un simbolo.
Ed il motivo è semplice: è più comodo il bicchiere.
In realtà, è ottimo per individuare i riflessi ed esaltare il colore, ma ad esempio è poco efficace con tutti gli spumanti, in quanto non permette di vedere le bolle.
Poi, a qualsiasi corso, vi diranno che il sommelier ha solo bisogno di una cosa: il cavatappi.
Semplice, senza troppi fronzoli, comodo da usare.
E di un bicchiere naturalmente.
Tutto il resto non conta.
E' vero che ci sono mille e più cose per "intenditori" (chiamiamoli così), ma in linea di massima sono poco utili.
L'unica cosa che può aiutare, oltre ad essere piacevole da vedere e da usare, è avere una linea di bicchieri da Bianchi ed una da Rossi, anche se c'è un formato che può essere un buon compromesso per entrambi.
Il decanter lo si può tranquillamente bypassare aprendo ore prima una bottiglia che necessiti un'ossigenazione intensa, tanto poi, usando un bel bicchiere grande, si risolve già il tutto.
Poi Albanese fa morire dal ridere e, facendo un'imitazione, estremizza tutto come è giusto che sia.
Ma in quanti di noi, sinceramente, fanno un degustazione da professionista quando aprono una bottiglia?
E' come per i ristoranti stellati. Bisogna avere la passione ed il palato allenato. Allora, dal smplice assaggio, si passerà a sentire prima i profumi, e con il tempo ci si soffermerà ancor prima sui colori. E via via si imparerà a farsi una propria valutazione e critica di ciò che si sta per bere, come è giusto che sia.
Poi ai professionisti lasciamo fare tutte le loro schede tecniche, valutazioni e quant'altro. E' il loro lavoro.
Personalmente non ho mai pensato, assistendo ad una degustazione, che tutti quei gesti fossero "una sorta di ostacolo ad un rapporto più semplice ed immediato con il vino" come dice l'articolo.
Anzi, mi incuriosivano ancor di più, perchè mi son sempre chiesto come cacchio fanno a sentir dentro un bicchiere gli odori più impensabili, magari di frutti e fiori mai visti prima, e sapori minerali, eterei e chi più ne ha più ne metta.
Ma il vino non è spremuta d'uva??? 🙂
Però tutto questo è vero, con la pratica (e ce ne vuole tanta) si cominciano a sentire profumi e sapori che prima passavano inosservati. Ma questo anche nel cibo.
Poi è chiaro che sta nel buonsenso di chi degusta non esagerare.
Anche perchè ricordiamoci che il gusto di ognuno di noi è personale, questo è insindacabile.
Per concludere, quoto in pieno l'amico furzeina.
Attenzione a farsi il vino in casa, non è così semplice, e anzi può causare problemi seri.
Per quanto riguarda il mal di testa, sarò stato fortunato, ma non è mai successo una volta che mi sia venuto dopo aver bevuto vini di buona ed ottima qualità.
Mai.
Invece capita spesso quando si prendono certi vinacci alla spina, o alcune bottiglie fatte in casa.
Piccolo consiglio: quando siete davanti ad una bottiglia da acquistare, ricordate sempre che il solo vuoto, l'etichettatura, la stampa, il tappo, l'imbottigliamento ed il trasporto incidono al produttore, mediamente, intorno a un euro.
Tenetelo presente, quando vedete bottiglie a € 1,20/1,30. Il supermercato dovrà pur guadagnarci qualcosa? Quindi la domanda è spontanea: che cavolo c'è dentro quella bottiglia???
E' come l'olio extravergine di oliva italiano: le olive per produrlo, al chilo, costano sui €3,50. Poi c'è la lavorazione e tutto il resto. Non si può trovare una bottiglia di ottima qualità a 3/4 euro, come spesso capita.
Beviamo meno, ma cerchiamo di bere (e mangiare) meglio.
Applauso a Kava!
Hai detto in tutto e per tutto quello che penso io.
Non generalizziamo, ci sono vini costosi che non valgono quello che costano e vini nostrani, fatti in casa, che nuociono al palato e forse anche alla salute.
Gaja o Antinori sono cantine che costano come un monolocale in centro, ma se avete la fortuna di assaggiare certi loro prodotti, anche un profano come me capisce il motivo di tanto valore.
Poi certo, ci sono cantine dai nomi meno conosciuti che hanno vini di ugual qualità a prezzi accettabili, ma questo è mercato, stà a noi scoprirli.
Buona bevuta zèmian.
complimenti kava !
secondo me con le parole "fatti in casa" messe fra virgolette, grog intendeva tutt'altra cosa.
Poi l'articolo parla dell'enfatizzazione della spettacolarizzazione dell'approccio al vino che il più delle volte rappresentano un'ostacolo al più semplice approccio con il vino che come insegnano i grandi sono:
colore, profumi e sapore; quest'ultimo fondamentale più di ogni altra rappresentazione teattrale.
Bellissima risposta kava.
Sono contento che questo articolo, non trovato da me, ma passatomi da un iscritto a GM che vuole restare anonimo, abbia riscontrato un certo successo, chiamando molti di noi a confrontarsi su un argomento a noi tutti molto caro e molto sentito.
Non mi resta che augurarvi
PROSIT
Grande Bicio.
A me sembra che Grog, con "vino fatto in casa", dica chiaramente il vino del contadino, ovvero colui che ha l'uva per produrselo, berselo e in parte venderlo.
Anche perchè i vini sono di due tipi: o son fatti in cantina da dei professionisti, o son fatti in casa, da persone più o meno capaci.
Una bottiglia anonima, senza etichetta, con il tappo a corona, non ha altra descrizione.
E' chiaro che anche fra queste ci sono prodotti di buona qualità, come anche robaccia.
Ricordo quel bianco che abbiamo bevuto in montagna e che avevi portato tu. Quello era molto buono, ma ce ne fossero così!
Ho capito che l'articolo parla dell'enfatizzazione dello spettacolo offerto dalle degustazioni. Ma parliamoci chiaro: a parte Albanese, dove cavolo lo si trova un sommelier che ti fa una degustazione davanti prima di servirti un vino?
Da nessuna parte, se non alle degustazioni organizzate dalle varie associazioni ed enti.
E siccome a queste degustazioni ci vai solo prenotandoti e, il più delle volte pagando, gli spettatori o sono del settore, o sono comunque amanti o simpatizzanti del vino, ma comunque hanno la curiosità.
Quindi non si stanno allontanando da questo mondo, ma anzi lo vogliono approfondire.
Non esiste un ristorante che ti faccia una degustazione ad un vino che poi berrai tu.
Il compito del sommelier, in un ristorante di prestigio, è quello di tenere dietro alla cantina e di aiutare il cliente a scegliere, in base alle proprie esigenze e capacità di spesa, il miglior prodotto da abbinare alle portate che ordina.
E, naturalmente, servigli il vino in un determinato modo.
A certi livelli lo stappa e prima lo assaggia lui stesso, per sincerarsi che sia privo di vizi.
Ma stop.
Per questi motivi mi sembra una bella stronzata dire che la gente si allontana dal vino a causa delle degustazioni.
Ripeto, non bisogna esagerare, e probabilmente alcuni ostentano un po' le loro conoscenze, ma non è certo questo un motivo valido.
Anche perchè, ribadisco, il consumo di vino di qualità, negli ultimi anni, è aumentato, quindi l'articolo parte già con il piede sbagliato.
Poi questa è la mia opinione, naturalmente. Però un po' ne so…